Nel corso degli anni ho maturato una esperienza in ambito della configurazione hardware e software di computer e reti aziendali. Ho affrontato configurazioni sia di macchine con sistema operativo Windows che Linux, la realizzazione di domini in Active Directory Windows per la condivisione degli utenti e delle risorse quali cartelle, dischi e stampanti. Ho creato reti intranet, configurato server DHCP, router, firewall, realizzato procedure per il backup di dati sensibili e impostato collegamenti remoti in VPN per l'accesso a server aziendali.

Come funziona l'assistenza da remoto

Lavoro da remoto, per clienti di Treviso e provincia. Non è un ripiego: per la quasi totalità degli interventi su reti, server e postazioni di lavoro la presenza fisica non aggiunge nulla, mentre toglie le due cose che contano davvero quando qualcosa non funziona, cioè i tempi di attesa e il costo della trasferta. Un problema che richiede mezza giornata fra andata, intervento e ritorno, da remoto si affronta nel momento stesso in cui mi scrivi.

In pratica ci si collega a una sessione condivisa sul computer o sul server interessato: tu vedi sul tuo schermo tutto quello che faccio, e la sessione la chiudi quando vuoi. Per gli interventi sui server aziendali uso collegamenti VPN, gli stessi che configuro per i clienti che devono raggiungere la rete dell'ufficio da casa o in viaggio.

Di cosa mi occupo, in concreto

  • Configurazione di postazioni di lavoro Windows e Linux
  • Reti aziendali: intranet, TCP/IP, server DHCP, router e firewall
  • Domini Active Directory: utenti, permessi, condivisione di cartelle, dischi e stampanti
  • Accessi VPN per raggiungere i server aziendali dall'esterno
  • Procedure di backup dei dati e verifica che i backup siano davvero ripristinabili
  • Analisi di malfunzionamenti di rete e di prestazioni

Sull'ultimo punto insisto perché è quello che trovo più spesso trascurato: quasi tutte le aziende hanno un backup, molte non hanno mai provato a ripristinarlo. Un backup che non è mai stato verificato non è un backup, è una speranza.

Ransomware: come difendersi davvero

Nel 2016 scrissi un articolo su Cryptolocker, il ransomware che cifrava i file del computer infetto e delle cartelle di rete raggiungibili, chiedendo un riscatto per restituirli. Da allora è cambiato quasi tutto tranne la cosa più importante: il modo in cui entra. Nella grande maggioranza dei casi resta un allegato di posta o un link aperto da qualcuno in azienda.

Quello che è cambiato è il livello dell'inganno. Dieci anni fa il segnale d'allarme era il messaggio scritto male, il saluto generico, l'italiano approssimativo. Oggi le mail fraudolente sono scritte correttamente, citano nomi reali e fatti veri, e arrivano da caselle di colleghi o fornitori compromessi davvero. La regola "si riconosce dagli errori" non funziona più. Ed è cambiata anche la richiesta: non minacciano soltanto di non restituire i dati, minacciano di pubblicarli.

Le regole pratiche che davo allora restano valide, e le ripeto perché continuano a evitare la maggior parte dei danni:

  • Non aprire mai direttamente un allegato, nemmeno se arriva da una persona di fiducia: salvalo su una cartella e fai la scansione del singolo file.
  • Se una richiesta è urgente e inattesa — un pagamento, un cambio di IBAN, un allegato da aprire subito — verificala con una telefonata sul numero che già conosci, mai su quello scritto nel messaggio.
  • Diffida di qualsiasi messaggio che ti mette fretta: l'urgenza è lo strumento principale di chi attacca.

A queste ne aggiungo tre che nel 2016 erano consigli e oggi sono il minimo indispensabile:

  • Autenticazione a due fattori su posta e accessi remoti. La maggior parte delle intrusioni comincia con una password rubata, non con un virus.
  • Una copia di backup scollegata dalla rete. Un ransomware cifra tutto ciò che il computer infetto riesce a raggiungere, backup di rete compreso: se la copia è sempre collegata, non è una copia.
  • Prova di ripristino periodica. È il punto che trovo trascurato quasi ovunque, e vale la pena ripeterlo: un backup mai verificato non è un backup, è una speranza.

Su questi tre punti posso aiutarti a fare una verifica dello stato attuale e a sistemare quello che manca. È lavoro che si fa da remoto, in poche ore, e costa una frazione di quello che costa un ripristino fatto di corsa dopo un attacco — ammesso che sia possibile.

Piero Longhetto